Da Canazei a Cervinia… alzando l’asticella

Urban Zemmer, vincitore VK. ©iancorless

 

Lo skyrunning alza la sua asticella per quella che sembra ormai una crescita, tanto importante ed equilibrata, quanto inarrestabile.

 

Tutto questo, l’hanno respirato dal vivo le decine di migliaia di appassionati che si sono recati in Val di Fassa durante l’ultimo fine settimana, altrettanti appassionati che hanno seguito a distanza le imprese dei corridori del cielo sui social o in streaming e gli oltre mille atleti provenienti da 28 nazioni che hanno preso parte a una delle due gare in programma decretandone, di fatto, lo status di edizione dei record.

 

La Dolomites SkyRace® è ormai uno dei crocevia internazionali dello skyrunning, una gara che, per unicità, tecnicità e livello organizzativo, nel corso degli anni è diventata uno dei migliori spot della disciplina.  Una manifestazione che è cresciuta in simbiosi con le Skyrunner® World Series e con gli Skyrunning Europaean Championship. Sono infatti trascorsi ben dieci anni dal quel lontano 2004, anno in cui la Dolomites è entrata nel circuito internazionale dello skyrunning. Nel frattempo, il numero di concorrenti è più che triplicato, gli atleti stranieri sono giunti in Italia in massa per correre a fil di cielo sulle splendide montagne delle Dolomiti, il livello dei partecipanti è cresciuto e il pubblico di appassionati ha incominciato a seguire con sempre maggiore interesse e sempre più in alto le imprese dei corridori del cielo.

Quest’ultimo, ovvero il pubblico, è stato sicuramente uno degli elementi caratterizzanti di questa XXVII edizione della Dolomites. Lo splendido anfiteatro naturale delle dolomiti di Gardena e di Fassa, nel tratto che dalla Forcella Pordoi porta, prima ai 3.152 m del Piz Boè,  poi all’omonimo rifugio, è stato letteralmente invaso dai colori festanti di migliaia di appassionati. Amanti della montagna, come gli stessi corridori del cielo, che si identificano nei loro sforzi, nella loro passione e che amano stupirsi per quelle che sono a tutti igli effetti prestazioni al limite del possibile.

 

Fabio Bazzana, 9° Dolomites SkyRace. © ISF

 

La Dolomites, del resto, ha offerto molti spunti anche dal punto di vista prettamente agonistico. Conferme e sorprese hanno contribuito ad alzare l’asticella dello skyrunning. A partire dalla conferma di venerdì mattina, quando l’intramontabile Urban Zemmer, classe 1970, ha ribadito per l’ennesima volta che l’impero del verticale è ancora saldamente dominato dalla forza delle sue gambe. Quei suoi 32’51’’ rappresentano qualcosa d’incredibile se dal prato di Alba di Canazei si alza lo sguardo lungo il percorso di gara fino a giungere in cima al Crepa Neigra. In ambito di sorprese, invece, non può non essere citata la straordinaria prestazione del norvegese Thorbjorn Ludvigsen, quinto assoluto e primo tra gli atleti che hanno osato sfidare le pendenze del percorso senza l’uso di bastoni. I pretendenti al trono di Urban, però, si stanno facendo strada e lo stanno facendo molto bene. A partire dai suoi compagni di squadra, i talentuosi membri del Team La Sportiva che da anni stanno scrivendo le nuove regole del Vertical. Dopo il recente successo nella tappa di Val d’Isère, Marco Moletto sembra essere il pretendente numero uno. Per lui un terzo posto che rafforza ulteriormente il suo ingresso dei migliori della disciplina. Nadir Maguet, anche lui reduce da un ottimo quarto posto in Val d’Isère, centra la settima posizione davanti a sua maestà Kilian Jornet e, nel futuro ormai prossimo, si candida prepotentemente per il suo primo podio nelle World Series. Sempre tra gli italiani, non vanno poi dimentacati il quarto posto di Philip Gotsch, l’11° di Nicola Pedergnana, il 13° di Bernard Dematteis, il 14° di David Thoeni, il 16° di Martin Dematteis e il 17° di Massimiliano Zanaboni.

 

In campo femminile, sempre nel Vertical, la spagnola Laura Orguè, ha ribadito che, in questo momento, primeggiare nella specialità è qualcosa che le riesce particolarmente bene. Per lei, vittoria, nuovo record del percorso in 38’14’’ e 20’’ di vantaggio sulla francese Christel Dewalle, detentrice del primato modiale di specialità.  Dopo la vittoria europea dello scorso anno su questo stesso percorso, l’italiana Antonella Confortola conquista il 3° gradino del podio con un risultato che impreziosisce il suo ormai lungo palmares. Tra le atlete italiane, non possono però essere dimenticati il 5° posto di Francesca Rossi, l’8° di Michela Benzoni, il 9° di Silvia Cuminetti e il 10° di Beatrice Deflorian. Il fatto che ben cinque atlete italiane siano entrate nelle prime dieci posizioni, è la dimostrazione di come, anche al femminile, il movimento italiano del Vertical stia crescendo e di come abbia incominciato ad alzare l’asticella.

 

Silvia Rampazzo, 9° Dolomites SkyRace. © ISF

 

E poi, inesorabilmente, si è arrivati all’alba domenica, il giorno della grande prova, quella regina, la Dolomites SkyRace®. Ed è interessante, per una volta, incominciare a raccontare la gara da quanto è accaduto in campo femminile. E’ interessante perché, per la prima volta, si è affacciata alla disciplina una nuova protagonista. E’ la stessa spagnola Laura Orguè, la dominatrice del Vertical del venerdì. Chi, vedendola transitare per prima in cima al Piz Boè, aveva dubitato sulle sue doti di resistenza, ha dovuto ricredersi pesantemente. A priori, per non cadere in errore, sarebbe stato sufficiente andare a scavare nel curriculum sportivo di questa atleta e sarebbe subito balzato agli occhi il suo recente decimo posto nella 30 km a tecnica libera nelle recenti Olimpiadi invernali di Sochi. Tolte le performance del fantastico trio norvegese Bjørgen-Johaug-Størmer Steira, la Orguè era arrivata a soli 11’’ dal 4° posto finale. Segno evidente di come si stia parlando di un’atleta di altissimo livello, segno evidente che lo sci di fondo, dopo il caso di Luis Alberto Hernando, stià diventando il più importante bacino secondario per lo skyrunning, ancora prima dello sci alpinismo. Domenica, la Orgè è riuscita a contenere anche la furia di una Emelie Forsberg che giù dal Piz Boè ha dimostrato di essere una delle migliori discesiste in circolazione. Tra di loro, 1’23’’ di distacco con tempi che si sono avvicinati di molto al record del percorso. In ambito italiano, invece sono mancati i grandi risultati, con la sola Silvia Rampazzo in grado di portare in alto i colori nazionali con un’ottima 9° posizione. Seguono, 15° Antonella Confortola, 17° Nadia Scola e 19° Elisa Sortini.

 

Ma le sorprese o le certezze, a seconda dei punti di vista, sono arrivate anche in campo maschile. Già trionfatore nel 2008, nel 2012 e nel 2013 con il nuovo record del di 2h00.11, Kilian Jornet si è portato a casa la sua quarta vittoria alla Dolomites. Potrebbe essere una certezza, visto che ormai stiamo parlando del più grande interprete dello skyrunning di tutti i tempi. Diventa invece una sorpresa se la stessa vittoria la si associa alla sola settimana di tempo che è trascorsa da quei suoi 160 km condotti a ritmo di record sul massacrante percorso dell’Hardrock, in America. In salita, gli ha tenuto testa il solo connazionale Aritz Egea; insieme, sono stati gli unici due concorrenti che hanno corso lungo i ripidi tornanti finali che portano alla Forcella Pordoi. In discesa, invece, pur con una prestazione al di sotto del suo solito, Kilian ha fatto il vuoto ed è giunto da solo sul traguardo finale di Piazza Marconi. Per lui 1’30’’ di vantaggio sulla coppia formata dal rumeno Ionut Zinca e dall’italiano Tadei Pivk, autori di un finale di gara al cardiopalma con uno sprint che ha visto prevalere il primo per un solo secondo. Al netto di un Marco De Gasperi assente quest’anno, Tadei, dopo il bronzo all’europeo dello scorso anno, si è riconfermato per il secondo anno quale uno dei migliori interpreti italiani della disciplina. Segno evidente che, oltre alle gambe, il talento friulano porta in dote anche una maturità e un atteggiamento in grado di affrontare le tensioni dei grandi appuntamenti.

 

Urban Zemmer. © Fabio Menino

 

Dietro di lui, a due minuti, l’atleta che più di ogni altro rappresenta la vera rivelazione della stagione. E’ Manuel Merillas, classe 1991, ormai in grado di entrare stabilmente nelle prime posizioni sia nelle lunghe distanze che in quelle più corte. E domenica è tornato protagonista, oltretutto solo una settimana dopo i durissimi 65 km dell’Ice Trail Tarentaise in Francia. E dopo le conferme del 5° posto del francese Alexis Sevennec e il 7° del norvegese Thorbjorn Ludvigsen, è arrivato un altro grande risultato italiano.

 

E’ il 9° posto di Fabio Bazzana, autore di quella che forse è la sua migliore prestazione in carriera, con un riscontro cronometrico di 2h09’33’, considerando almeno 1’30’’ di percorso aggiuntivo nella parte finale, che non lascia nessun tipo di dubbio sulla portata della sua prestazione. Aveva sfiorato la top ten già al mondiale di Chamonix e i tempi sembravano ormai maturi. L’ha centrata in Italia, in quella che è la gara più rappresentativa, con un tempo importante. Insieme a Marco e Tadei, Fabio, volente o nolente,  adesso deve farsi carico di portare avanti un movimento, quello italiano, che sembra essere rimasto momentaneamente al palo rispetto ai fasti del recente passato. Dietro di lui, domenica, per ritrovare una altro connazionale bisogna infatti scorrere la classifica fino al 18° posto di Mikhail Mamleev, e il 19° di Christian Varesco.

 

Ma come dicevamo prima, lo skyrunning ha alzato l’asticella e sembra intenzionato ad alzarla ulteriormente, sempre di più. Per tutti gli appassionati, l’appuntamento clou del fine settimana andrà in scena a Cervinia. Dopo il ritorno storico del Vertical di Val d’Isère, è la volta di un’altra prova che ha segnato la storia della disciplina – il Cervino Vertical Kilometer. Dai 2.000 metri della rinomata località Valdostana, infatti, a distanza di sedici anni, i corridori del cielo si sfideranno nuovamente su quello che ormai un percorso leggendario e che termina a 3.020 metri, poco sopra la celebre Croce Carrel. Uno delle poche prove che si svolge interamente oltre i 2.000 metri di quota. Lo stesso percorso che lo spagnolo Kilian Jornet ha utilizzato nella sua prima parte del record al Cervino. Prova valida per le Skyrunner® Italy Series, sarà nuovamente sfida vera tra gli specialisti del Team La Sportiva e i migliori interpreti internazionali, tra i quali i francesi Matheo Jacquemod e William Bon Mardion.

 

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